Traguardo, partenza.

Pensieri

05.21.09 | Permalink | Nessun Commento

Crowded Corner di Kate, qui sulla mia parete bianca, i suoi colori soprattutto, mi ricordano il ponte di Newport in Rhode Island, due Pasque fa. Ho una bella foto di quel passaggio all’imbrunire e altre della giornata luminosa con gli amici.

Milano potrebbe non essere diversa da New York se non fosse per i milanesi. Banalità… lo so. 

Mi chiedo se sia ancora così affollato l’edificio in centro sulla Western Ave dove i primi giovedì del mese ci si trovava a vedere quadri. Questa è la primavera, la stagione più bella a Seattle, e c’era assolutamente bisogno che scrivessi di nuovo qui sopra. A proposito, ho aggiunto un nuovo passeggero.

Soltanto qualche pensiero sparso prima di andare a dormire, un po’ sulla linea di partenza, e un po’ al traguardo.

I got soul…

Pensieri

03.13.09 | Permalink | Nessun Commento

The turning point

America, In English

02.20.09 | Permalink | Nessun Commento

Or the point of no-return… The short and simple story of the credit crisis.



Chi torna e chi no.

Pensieri

12.24.08 | Permalink | 1 Commento

Un altro Natale e di nuovo nella land of opportunities. Solo ora mi rimetto a scrivere qualcosa; mi rendo conto che il ritorno a casa (l’Italia intendo) mi ha assorbito a tal punto da lasciar poco spazio ad altro, ovvio, lo sapevo, e non potrebbe essere altrimenti. Si e’ aperto un nuovo, ennesimo capitolo, forse il piu’ importante e vale la pena darsi completamente. Mi ritorna in mente quello che un caro amico mi disse riferendosi alla sua esperienza a Seattle: e’ un po’ come se fossimo costantemente in vacanza. E’ vero, anche se perfettamente a nostro agio nel nuovo paese e lavorando piu’ di prima ci pare sempre di essere altro rispetto ad esso e a quanto ci circonda. Credo che questa sensazione - che non e’ di superiorita’, non mi si fraintenda - sia la condizione ideale per cogliere il meglio vedendo le storture.

Ma the land of opportunities mi manca. Mi manca tremendamente il modo con cui si fanno le cose. Per sentire meno questa mancanza sono convinto che chi come me torna a casa - dopo un periodo lungo o breve che sia - abbia una responsabilita’ e una condanna: quella di fare le cose allo stesso modo e di cercare con tutte le forze e in ogni ambiente di portare il nuovo. Questo sto facendo e questo voglio fare.

Penso agli altri che ho lasciato a Seattle. Chi ha cercato di tornare e chi e’ tornato. Chi si e’ imbarcato in progetti e scelte di permanenza all’estero, chi e’ andato altrove passando da casa, in Germania, in Inghilterra; chi e’ stato rimbalzato nell’altro emisfero, mentre le cose dalla vita scorrono e ci trasformano. Penso infine a chi pur non essendo mai partito ha la fortuna di sentire e fare proprie queste urgenze. Sono per me tutti nomi e volti precisi, tutte storie diverse, ma tutti la stessa identica esperienza.

A breve una piccola sorpresa che li riguarda e a loro i migliori auguri per il prossimo anno, chissa’ cosa - e dove - ci portera’.

Back from Texas

Land of opportunities

America

11.05.08 | Permalink | Nessun Commento

Paradossale sì, controversa anche, ma in ogni modo una nazione eccezionale: ci piaccia o no gli Stati Uniti hanno ciò che manca a tutti noi: la capacità di cambiare. E mai come oggi uno slogan retorico è stato così poco retorico: Change Can Happen.

Al di là di tutte le analisi (che verranno) l’America ha ancora inconsciamente dimostrato al mondo che continuerà ad esserne leader. Bisogna viverci almeno un poco per capire che l’American Dream è qualcosa di molto semplice e pragmatico. Io da non americano mi entusiasmavo non poco a sentirlo parlare quando ancora si era lontani dall’investitura e me lo potevo gustare tranquillamente in tv; immagino cosa sarebbe stato se quello fosse il mio paese.

Sono contento. E chi non lo è semplicemente non conosce e non sa. Ora il problema da noi sarà non essere tutti troppo entusiasticamente “obamiani” perchè Obama a casa sua ha una bella gatta da pelare (una epocale patata bollente e credo ci renderemo presto conto di quanto americano sia) mentre noi che a casa nostra abbiamo rinunciato a voler cambiare dobbiamo ancora riscoprire la speranza.

Election map per contea. Rosso: repubblicani, Blu: democratici. (tratto dal sito del New York Times).

Rantoli da Sinistra…

Italia, Politica

09.21.08 | Permalink | Nessun Commento

…che muore. E con lei le mie speranze di trovarvi una casa.

Dario di Vico fa oggi sul Corriere una piccola cronistoria delle trattative nel caso Alitalia. Utile per chiarirsi le idee e mi risparmia un bel po’ di parole. Il problema è come ha detto Maria Laura Rodotà:

I lavoratori occidentali sono quelli che stanno meglio al mondo. Ma quando la loro azienda cola a picco, di colpo o con una lunga agonia, si sentono soli. E ognuno reagisce come è stato abituato.

Il giubilo dei lavoratori Alitalia a Fiumicino all’annuncio della rottura della trattativa è uno spettacolo senza senso, soprattutto agli occhi di chi lavora senza un contratto (e nella ricerca ce ne sono tanti); chiaro però di fronte all’abitudine ad uno Stato che in ogni caso e occasione è sempre venuto in soccorso con sostegni e soldi pubblici. E’ difficile liberarsi delle abitudini e abbandonare i privilegi che l’incapacità della politica di tutti i governi precedenti ha concesso per quieto vivere nel tempo. Ma pare che oggi non ci sia più trippa per gatti e qualcuno se n’è reso conto. In linea di principio sarebbe meglio che Alitalia fallisse subito (e non è detto che accada in qualche giorno) ma non voglio che succeda perchè non voglio che i miei soldi servano a pagare la cassa integrazione di chi non aspetta altro (come spiegare la gioia gridata di chi sta per perdere il lavoro?).

Probabilmente il quadro è più sfumato di quanto appaia dai giornali. Mentre scrivo queste parole alle mie spalle in TV Lucia Annunziata ricorda che il sindacato piloti è storicamente di destra e l’intervistato Guglielmo Epifani, segretario generale della CGIL in questi giorni additato come uno dei principali responsabili della rottura, rende atto pubblicamente al governo attuale di essersi comportato correttamente attraverso le azioni del ministro Matteoli, e del sottosegretario Gianni Letta e si esibisce in un elegante arrampicarsi sui vetri: l’Annunziata lo incalza, una bella e rivelatoria intervista. Ricordiamoci poi che dall’altra parte, la parte dei padroni, ci sono il commissario straordinario di Alitalia incaricato dal governo, colui cioè che ha il potere decisionale assoluto sulle sorti della compagnia che è Fantozzi, ex ministro del governo Prodi; e il solito Colaninno, imprenditore doroteo caro alla sinistra il cui figlio fa parte della nuova leva del PD.

Insomma, dovrebbero aver qualcosa da dire che non sia la solita tiritera antiberlusconiana. Invece è la disfatta definitiva e totale della sinistra. L’autodifesa delle proprie non-ragioni ad oltranza. La negazione dell’evidenza. La sinistra che perde la faccia e i cui commenti non sono altro che rantoli di un morente. La sinistra assente, inesistente, che non sa cosa dire perchè - di fatto - non ha nulla da dire di fronte ad un governo che, per una volta, sbagliato o giusto che sia, decide e fa. Gli unici che hanno la testa per pensare e che dicono qualcosa sussurrano che è colpa di Berlusconi, ma ormai non lo gridano più perchè manco ci credono. Quelli che invece non hanno nemmeno la testa arringano i lavoratori a Fiumicino incitandoli a gioire per il lavoro che stanno per perdere. A conferma di tutto ciò poi c’è il leader dell’opposizione, lo sapete dov’è in questi giorni? Walter è a New York, ha appena presentato il suo nuovo romanzo in una esclusiva libreria di Manhattan affiancato da intellettuali e membri della famiglia Kennedy. Un nuovo esempio di atticismo militante (vedi sotto) che cade purtroppo con una tempistica un po’ infelice, ma che è molto indicativo.

Complimenti davvero. Una volta Moretti incitò Massimo D’Alema a dire qualcosa di sinistra: erano tempi d’oro perchè oggi la sinistra non ha purtroppo più nulla da dire. Spero solo che la disfatta elettorale delle prossime elezioni europee spazzi via tutto lo spazzabile di questa sinistra, tutto ciò che è rimasto e che impedisce di andare avanti, in una qualsiasi direzione.

EDIT:
Manco farlo apposta è’ appena uscito questo articolo di Pietro Ichino (giuslavorista DS, ex-CGIL) che conferma le mie ipotesi. Qualcuno di sinistra che abbia da dire qualcosa, meno male, esiste. C’è da chiedersi che peso abbia…

« Post Precedenti