Quanti di voi se ne sono accorti? Quel furbacchione di Craig Venter ne ha fatta un’altra delle sue. Se ci era a tutti un po’ antipatico ai tempi della Celera Genomics e della corsa al sequenziamento del genoma umano (con tutti gli strascichi legali sulla brevettabilità delle sequenze di DNA), adesso con il nuovo look da moderno Darwin che si ritrova qualcosa è cambiato.
Forse non è cambiato molto in realtà. L’approccio è sempre lo stesso, fondamentalmente muscolare, forza bruta al servizio della scienza, ma l’atmosfera è parecchio più romantica. Due viaggi intorno al mondo su una barca a vela degna della America’s Cup equipaggiata con apparecchiature scientifiche d’avanguardia. La spedizione del Sorcerer II è stata ispirata in parte alle spedizioni del HMS Beagle (con Darwin a bordo) e del HMS Challenge nel diciannovesimo secolo. Diversamente da queste però il Sorcerer II ha classificato i microorganismi marini raccolti non secondo il loro aspetto ma secondo il loro codice genetico, o genoma, attraverso una metodica definita shotgun sequencing.
Come dice il profeta
In one drop of water are found all the secrets of the oceans.
Kahlil Gibran
e Venter ha girato il mondo su una barca raccogliendo gocce d’acqua, filtrandole con filtri a selezione successiva, congelando gli stessi, spedendo il tutto agli headquarters del suo istituto e analizzando in shotgun sequencing tutto ciò che ne veniva fuori. Il primo viaggio, un po’ in sordina come studio pilota, nel 2002 alla raccolta di campioni nel mar dei Sargassi aveva prodotto un lavoro pubblicato sulla rivista Science. Qualche settimana fa sono stati pubblicati in pompa magna i risultati preliminari del secondo viaggio, molto più lungo del primo. Venter ci ha fatto un bel sito web, un istruttivo (ma a dire il vero un po’ mancante di brio) web seminar, e il numero di Marzo di PLoS Biology è praticamente quasi monotematico e riporta una serie di interessanti articoli, tra cui questo (e forse anche questo) adatti anche ad un pubblico a digiuno di scienza.
Craig Venter is not short of ambition…verissimo. Ma secondo me è un grande, soprattutto con quella barbetta argento bianca e il suo sorrisetto da vincente. Il tutto è talmente globale e information-based (come dicevo qui) che trovo particolarmente interessanti gli aspetti legali che questa spedizione implica, sull’utilizzo delle informazioni raccolte (notare, è stata scelta una rivista open access, al contrario della prima publicazione) e le difficoltà che la spedizione ha incontrato raccogliendo campioni in acque non internazionali acque non considerate common heritage of mankind le cui informazioni non possono essere (e non sono state) quindi pubblicate perchè governi, come quello equadoregno, non ne hanno data autorizzazione.
Arriveranno nuove pubblicazioni, solo sull’onda di questi dati, per la gioia degli evoluzionisti, dei sistematici, degli informatici, in realtà grazie “all’universo in espansione della diversità proteica” ce n’è un po’ per tutti, brevetti e applicazioni e chissà. Tanto di cappello.

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