Ho letto il decreto legge 112 del 18 Giugno (datato 25 giugno) e mi accorgo che in merito a università contiene alcune proposte abbastanza dirompenti; magari emendabili a tratti, ma interessanti nella loro drasticità. Sono altresì convinto che il sistema dell’università abbia davvero bisogno di misure drastiche.
Un recente comunicato delle confederazioni della ricerca di CGIL suona, come da copione, allarmato e grave, insieme ad una serie di altri appelli in rete, in verità non capisco come si possa sferrare un “gravissimo attacco” alla ricerca, ai salari e alle prospettive di reclutamento: il sistema attuale già mortifica la prima, offre salari risibili, non offre prospettive; non è davvero rimasto molto da attaccare.
Da sempre sostengo che ci vuole meno ricerca e ricerca migliore. Da tempo sono convinto che i soldi distribuiti come lo sono ora non servono, tanto vale non distribuirli. Ne avevo parlato in una analisi di qualche tempo fa su questo ispirata al programma di governo dell’Ulivo, ora un po’ datata ma sostanzialmente ancora valida.
Ma guardiamo al decreto. Esso prevede al Capo V, articolo 16, che le università si possano (notare, si possano, NON sono obbligate) dare un ordinamento diverso, e viene proposto quello della fondazione di diritto privato (NON si tratta di “privatizzazioni” come ho sentito dire in giro con grande leggerezza!!!), il tutto in pieno rispetto dell’autonomia universitaria. Andiamo avanti. Il comma 5 prevede che “I trasferimenti a titolo di contributo o di liberalità a favore delle fondazioni universitarie sono esenti da tasse e imposte indirette … e sono interamente deducibili dal reddito del soggetto erogante” e questa non è una cosa da poco, si permetterebbe ai privati e ad altre fondazioni, ai magnati stile Bill Gates (ne avessimo!!) di elargire danaro dove meglio credono.
La ratio a mio avviso non è sbagliata: le università che vogliono possono deliberare di diventare fondazioni, se lo fanno lo fanno evidentemente in forza della loro produttività scientifica e allo scopo di attrarre maggiori fondi, anche da privati. E’ un meccanismo di competizione al rialzo, un meccanismo di responsabilizzazione, che - secondo me - potrebbe anche creare davvero nuove opportunità: chiaro, soltanto laddove ci sia vera sostanza di validità scientifica e produttività. Sarebbe un modo per smascherare i tanti e autoproclamatisi centri di eccellenza. Guardacaso è ciò che avviene negli Stati Uniti, anche per le State Universities. Non si tratterebbe nemmeno di imporre dall’alto, come qualcuno polemicamente dice sia stato per l’IIT (l’Istituto Italiano di Tecnologie), la costituzione di fondazioni private che mangino soldi pubblici, al contrario, si tratterebbe di facilitare i soldi privati (che è difficile vengano ditribuiti a pioggia e in maniera incontrollata) nelle strutture pubbliche migliori.
La stretta sui finanziamenti si riferisce al Fondo di Finanziamento Ordinario ed è ben maggiore di 500 milioni, cifra citata nel comunicato della CGIL. Si tratta di 569 milioni tra il 2009 e il 2011, di 417 milioni per il 2012 e di 455 milioni dal 2013. Non pochi soldi, ma provocatoriamente voglio sostenere che se questi sono soldi democraticamente distribuiti a pioggia allora è meglio risparmiarli.
Nonstante il mio scetticismo di formazione questa volta vedo in nuce alcune buone proposte. Al contrario, ritengo che le belle parole presidenziali alla delegazione ricevuta il 10 luglio scorso in Quirinale siano troppo uguali alle tante già ascoltate in numerose occasioni del passato, e quindi sostanzialmente inutili. Bisogna smettere davvero di parlare dei massimi sistemi (quanto è utile la ricerca, quanto è bella una società più giusta) e sforzarsi di parlare del e soltanto del come.
Per questo motivo, più di ogni altra cosa, ci si dovrebbe concentrare sul metodo di assegnazione fondi, che credo sia il nodo focale di tutto quanto, e sui meccanismi per scardinare gli attuali sistemi di reclutamento, a partire dai concorsi (che andrebbero eliminati). Ho detto scardinare: non intendo dire quindi che tutto ciò possa essere un processo indolore. Si troverà mai un modo per rendere questo settore attraente per chi desidera lavorarci??

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