Un altro Natale e di nuovo nella land of opportunities. Solo ora mi rimetto a scrivere qualcosa; mi rendo conto che il ritorno a casa (l’Italia intendo) mi ha assorbito a tal punto da lasciar poco spazio ad altro, ovvio, lo sapevo, e non potrebbe essere altrimenti. Si e’ aperto un nuovo, ennesimo capitolo, forse il piu’ importante e vale la pena darsi completamente. Mi ritorna in mente quello che un caro amico mi disse riferendosi alla sua esperienza a Seattle: e’ un po’ come se fossimo costantemente in vacanza. E’ vero, anche se perfettamente a nostro agio nel nuovo paese e lavorando piu’ di prima ci pare sempre di essere altro rispetto ad esso e a quanto ci circonda. Credo che questa sensazione - che non e’ di superiorita’, non mi si fraintenda - sia la condizione ideale per cogliere il meglio vedendo le storture.
Ma the land of opportunities mi manca. Mi manca tremendamente il modo con cui si fanno le cose. Per sentire meno questa mancanza sono convinto che chi come me torna a casa - dopo un periodo lungo o breve che sia - abbia una responsabilita’ e una condanna: quella di fare le cose allo stesso modo e di cercare con tutte le forze e in ogni ambiente di portare il nuovo. Questo sto facendo e questo voglio fare.
Penso agli altri che ho lasciato a Seattle. Chi ha cercato di tornare e chi e’ tornato. Chi si e’ imbarcato in progetti e scelte di permanenza all’estero, chi e’ andato altrove passando da casa, in Germania, in Inghilterra; chi e’ stato rimbalzato nell’altro emisfero, mentre le cose dalla vita scorrono e ci trasformano. Penso infine a chi pur non essendo mai partito ha la fortuna di sentire e fare proprie queste urgenze. Sono per me tutti nomi e volti precisi, tutte storie diverse, ma tutti la stessa identica esperienza.
A breve una piccola sorpresa che li riguarda e a loro i migliori auguri per il prossimo anno, chissa’ cosa - e dove - ci portera’.


Ricambio gli auguri, e capisco.
Salumi