…che muore. E con lei le mie speranze di trovarvi una casa.
Dario di Vico fa oggi sul Corriere una piccola cronistoria delle trattative nel caso Alitalia. Utile per chiarirsi le idee e mi risparmia un bel po’ di parole. Il problema è come ha detto Maria Laura Rodotà:
I lavoratori occidentali sono quelli che stanno meglio al mondo. Ma quando la loro azienda cola a picco, di colpo o con una lunga agonia, si sentono soli. E ognuno reagisce come è stato abituato.
Il giubilo dei lavoratori Alitalia a Fiumicino all’annuncio della rottura della trattativa è uno spettacolo senza senso, soprattutto agli occhi di chi lavora senza un contratto (e nella ricerca ce ne sono tanti); chiaro però di fronte all’abitudine ad uno Stato che in ogni caso e occasione è sempre venuto in soccorso con sostegni e soldi pubblici. E’ difficile liberarsi delle abitudini e abbandonare i privilegi che l’incapacità della politica di tutti i governi precedenti ha concesso per quieto vivere nel tempo. Ma pare che oggi non ci sia più trippa per gatti e qualcuno se n’è reso conto. In linea di principio sarebbe meglio che Alitalia fallisse subito (e non è detto che accada in qualche giorno) ma non voglio che succeda perchè non voglio che i miei soldi servano a pagare la cassa integrazione di chi non aspetta altro (come spiegare la gioia gridata di chi sta per perdere il lavoro?).
Probabilmente il quadro è più sfumato di quanto appaia dai giornali. Mentre scrivo queste parole alle mie spalle in TV Lucia Annunziata ricorda che il sindacato piloti è storicamente di destra e l’intervistato Guglielmo Epifani, segretario generale della CGIL in questi giorni additato come uno dei principali responsabili della rottura, rende atto pubblicamente al governo attuale di essersi comportato correttamente attraverso le azioni del ministro Matteoli, e del sottosegretario Gianni Letta e si esibisce in un elegante arrampicarsi sui vetri: l’Annunziata lo incalza, una bella e rivelatoria intervista. Ricordiamoci poi che dall’altra parte, la parte dei padroni, ci sono il commissario straordinario di Alitalia incaricato dal governo, colui cioè che ha il potere decisionale assoluto sulle sorti della compagnia che è Fantozzi, ex ministro del governo Prodi; e il solito Colaninno, imprenditore doroteo caro alla sinistra il cui figlio fa parte della nuova leva del PD.
Insomma, dovrebbero aver qualcosa da dire che non sia la solita tiritera antiberlusconiana. Invece è la disfatta definitiva e totale della sinistra. L’autodifesa delle proprie non-ragioni ad oltranza. La negazione dell’evidenza. La sinistra che perde la faccia e i cui commenti non sono altro che rantoli di un morente. La sinistra assente, inesistente, che non sa cosa dire perchè - di fatto - non ha nulla da dire di fronte ad un governo che, per una volta, sbagliato o giusto che sia, decide e fa. Gli unici che hanno la testa per pensare e che dicono qualcosa sussurrano che è colpa di Berlusconi, ma ormai non lo gridano più perchè manco ci credono. Quelli che invece non hanno nemmeno la testa arringano i lavoratori a Fiumicino incitandoli a gioire per il lavoro che stanno per perdere. A conferma di tutto ciò poi c’è il leader dell’opposizione, lo sapete dov’è in questi giorni? Walter è a New York, ha appena presentato il suo nuovo romanzo in una esclusiva libreria di Manhattan affiancato da intellettuali e membri della famiglia Kennedy. Un nuovo esempio di atticismo militante (vedi sotto) che cade purtroppo con una tempistica un po’ infelice, ma che è molto indicativo.
Complimenti davvero. Una volta Moretti incitò Massimo D’Alema a dire qualcosa di sinistra: erano tempi d’oro perchè oggi la sinistra non ha purtroppo più nulla da dire. Spero solo che la disfatta elettorale delle prossime elezioni europee spazzi via tutto lo spazzabile di questa sinistra, tutto ciò che è rimasto e che impedisce di andare avanti, in una qualsiasi direzione.
EDIT:
Manco farlo apposta è’ appena uscito questo articolo di Pietro Ichino (giuslavorista DS, ex-CGIL) che conferma le mie ipotesi. Qualcuno di sinistra che abbia da dire qualcosa, meno male, esiste. C’è da chiedersi che peso abbia…
Oggi si cerca lo Higgs, la particella di Dio. Chi si fosse scordato di cosa si tratta si rilegga questo mio post di più di un anno fa, perchè nel pomeriggio fanno l’esperimento…
Qui un bel fascicoletto di approfondimento sull’argomento.
Ci sono parecchie cose che avrei da raccontare, ma fanno a calci per uscire e non escono. Non è il momento giusto. E’ vero, non scrivo da un po’, ma non è perchè sono in vacanza. Non più.
In un momento di riscoperte, complici i vecchi vinili che ancora posso far gracchiare nel mio stereo ho ricercato poi su YouTube e ho selezionato queste due belle canzoni, per una volta, canzoni italiane!!! E da me questa è davvero una novità…
La prima, una canzone davvero gigantesca, e in questa versione live anche meglio
E una seconda, bella anche lei, di una cantante che mi è sempre piaciuta tantissimo
Ho letto il decreto legge 112 del 18 Giugno (datato 25 giugno) e mi accorgo che in merito a università contiene alcune proposte abbastanza dirompenti; magari emendabili a tratti, ma interessanti nella loro drasticità. Sono altresì convinto che il sistema dell’università abbia davvero bisogno di misure drastiche.
Un recente comunicato delle confederazioni della ricerca di CGIL suona, come da copione, allarmato e grave, insieme ad una serie di altri appelli in rete, in verità non capisco come si possa sferrare un “gravissimo attacco” alla ricerca, ai salari e alle prospettive di reclutamento: il sistema attuale già mortifica la prima, offre salari risibili, non offre prospettive; non è davvero rimasto molto da attaccare.
Da sempre sostengo che ci vuole meno ricerca e ricerca migliore. Da tempo sono convinto che i soldi distribuiti come lo sono ora non servono, tanto vale non distribuirli. Ne avevo parlato in una analisi di qualche tempo fa su questo ispirata al programma di governo dell’Ulivo, ora un po’ datata ma sostanzialmente ancora valida.
Ma guardiamo al decreto. Esso prevede al Capo V, articolo 16, che le università si possano (notare, si possano, NON sono obbligate) dare un ordinamento diverso, e viene proposto quello della fondazione di diritto privato (NON si tratta di “privatizzazioni” come ho sentito dire in giro con grande leggerezza!!!), il tutto in pieno rispetto dell’autonomia universitaria. Andiamo avanti. Il comma 5 prevede che “I trasferimenti a titolo di contributo o di liberalità a favore delle fondazioni universitarie sono esenti da tasse e imposte indirette … e sono interamente deducibili dal reddito del soggetto erogante” e questa non è una cosa da poco, si permetterebbe ai privati e ad altre fondazioni, ai magnati stile Bill Gates (ne avessimo!!) di elargire danaro dove meglio credono.
La ratio a mio avviso non è sbagliata: le università che vogliono possono deliberare di diventare fondazioni, se lo fanno lo fanno evidentemente in forza della loro produttività scientifica e allo scopo di attrarre maggiori fondi, anche da privati. E’ un meccanismo di competizione al rialzo, un meccanismo di responsabilizzazione, che - secondo me - potrebbe anche creare davvero nuove opportunità: chiaro, soltanto laddove ci sia vera sostanza di validità scientifica e produttività. Sarebbe un modo per smascherare i tanti e autoproclamatisi centri di eccellenza. Guardacaso è ciò che avviene negli Stati Uniti, anche per le State Universities. Non si tratterebbe nemmeno di imporre dall’alto, come qualcuno polemicamente dice sia stato per l’IIT (l’Istituto Italiano di Tecnologie), la costituzione di fondazioni private che mangino soldi pubblici, al contrario, si tratterebbe di facilitare i soldi privati (che è difficile vengano ditribuiti a pioggia e in maniera incontrollata) nelle strutture pubbliche migliori.
La stretta sui finanziamenti si riferisce al Fondo di Finanziamento Ordinario ed è ben maggiore di 500 milioni, cifra citata nel comunicato della CGIL. Si tratta di 569 milioni tra il 2009 e il 2011, di 417 milioni per il 2012 e di 455 milioni dal 2013. Non pochi soldi, ma provocatoriamente voglio sostenere che se questi sono soldi democraticamente distribuiti a pioggia allora è meglio risparmiarli.
Nonstante il mio scetticismo di formazione questa volta vedo in nuce alcune buone proposte. Al contrario, ritengo che le belle parole presidenziali alla delegazione ricevuta il 10 luglio scorso in Quirinale siano troppo uguali alle tante già ascoltate in numerose occasioni del passato, e quindi sostanzialmente inutili. Bisogna smettere davvero di parlare dei massimi sistemi (quanto è utile la ricerca, quanto è bella una società più giusta) e sforzarsi di parlare del e soltanto del come.
Per questo motivo, più di ogni altra cosa, ci si dovrebbe concentrare sul metodo di assegnazione fondi, che credo sia il nodo focale di tutto quanto, e sui meccanismi per scardinare gli attuali sistemi di reclutamento, a partire dai concorsi (che andrebbero eliminati). Ho detto scardinare:non intendo dire quindi che tutto ciò possa essere un processo indolore. Si troverà mai un modo per rendere questo settore attraente per chi desidera lavorarci??
Zapping, e sento il Berlusconi che da Parigi parla di un prezzo massimo “limitato” per la benzina, come frutto di accordo tra le nazioni europee. Mi viene in mente una mail ricevuta dalla Delta Airlines qualche giorno fa.
Ho accumulato un sacco di miglia con il programma SkyMiles della Delta in questi ultimi 3 anni e di solito le email che ricevo sono quelle di un normale trusted customer. Questa ha un incipit insolito.
Hello Mr. Rossi,
Our country is facing a possible sharp economic downturn because of skyrocketing oil and fuel prices, but by pulling together, we can all do something to help now…
I CEO di tutte le maggiori compagnie aeree degli Stati Uniti, tra cui Delta, United, American, Northwest, Continental, per citare solo le maggiori, riflettono sul fatto che la nazione necessita di focalizzarsi sull’aumento di maggiori scorte energetiche e maggiore risparmio energetico. Che un pannello così ben rappresentato del capitalismo americano inviti al maggior risparmio energetico fa effetto, soprattutto dopo aver conosciuto gli americani.
Non ho vissuto la crisi energetica del ‘73 ma da quello che ne so fu causata da motivi principalmente geopolitici. Se pur tali motivi influenzano ancor oggi il prezzo del petrolio la crisi odierna ha maggiori connotazioni strutturali. I 12, tra CEOs e presidenti delle compagnie aeree puntano comunque l’indice sulla speculazione che a loro avviso è ciò che potrebbe essere più facilmente controllata.
The nation needs to pull together to reform the oil markets and solve this growing problem.
We need your help. Get more information and contact Congress by visiting www.StopOilSpeculationNow.com.
Ho l’impressione che cose come queste avranno un grosso peso nell’elezione del prossimo presidente americano.
(si veda il commento per il testo completo della email dalla Delta)
Junglericland è il blog che Ric tiene dall'Ottobre 2005; il perchè del nome l'ho spiegato qui tempo fa. Frammenti dell'esperienza americana e dell'Italia da vivere, riflessioni in ordine sparso su politica, scienza, web e "amenità varie" che a tratti mi paiono importanti. Non ci si aspetti regolarità. Ogni commento è molto più che ben accetto!
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